ROTAFIXA HA LE MANI CHE ODORANO DI ACCIAO

MG_2014

‘Tutto, specialmente all’inizio, è questione di sentimenti’ e le bici Rotafixa nascono dall’inizio. E sono frutto di congiunzioni, messe a punto, aggiustamenti. Sarà che, dopo scuola, l’appuntamento fisso era in officina. Sarà che dal racconto di Rotafixa trasuda quell’entusiasmo famelico tuttavia mai ostentato, mai borioso, di chi è artigiano per scelta. 

Rotafixa allinea i tubi, li salda e li decora con misture sconosciute di finta ruggine, gommalacca sciolta in acqua, curcuma… E modella. Sconvolge i canoni di ciò che è bici e re-inventa. Ha un’infinita voglia di avere le mani che odorano di acciaio. Quando ha finito, le sue bici speciali – quasi tutte a ruota fissa – sfrecciano (senza fretta) leggere e agili sulla strada, in barba alle ruote pesanti, fino a rientrare in retrobottega. Per me, che ho sempre classificato le bici in 

a) appartenenti alla vicina di casa;

b) di plastica;

c) lucidate a nuovo;

d) piccole, con le rotelle, alquanto inutili;

e) senza catene e pericolose;

g) incluse nella presente classificazione;

h) che, mentre le monto con poca convinzione, si muovono come canne al vento;

i) disegnate con un pennello finissimo di peli di cammello;

l) et caetera; 

m) che da lontano sembrano zecche ruotanti;

è stata una vera scoperta.

Io ancora devo partire. Quindi, l’ho conosciuto in tempo.

Marika La Greca

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