BOTTEGA VENETA E LE DONNE DELLA COOPERATIVA MONTANA

Ci trovavamo già in piena crisi economica quando venne costituita  ad Arsiero la Cooperativa femminile montana. Arsiero ha ripreso vita grazie alle sue donne che, insieme a Bottega Veneta, hanno accettato la sfida: emergere grazie alla qualità del prodotto Made in Italy. Esistono realtà, come Bottega Veneta, che si impegnano a non delocalizzare le proprie produzioni e a diffondere la cultura del prodotto italiano di qualità: «Dobbiamo rifiutarci di comprare i prodotti che non hanno certificazione» ribadisce il direttore creativo dell’azienda. Ma come è iniziata questa storia?

BV aveva bisogno di produrre di più e grazie alla Regione inizio la ricerca di maestranze femminile disoccupate o in cassa integrazione. Oggi, il laboratorio si trova al centro di Arsiero ed non è dotato di macchinari perché, semplicemente, non ne servono.  Ciò che serve è la sola manualità di queste donne dai 20 ai 58 anni specializzate nell’intreccio infilato – caratteristico dei prodotti BV – tutte socie della cooperativa. 

Questa estate, è nata a Pedemonte una seconda cooperativa femminile che occupa un’altra ventina di donne nella lavorazione artigianale per la creazione di borse di lusso. Come le colleghe artigiane di Arsiero, anche queste hanno alle spalle precedenti esperienze nella lavorazione di pelli e tessuti e dividono i profitti della cooperativa.

Un caso in cui il pubblico svolge il suo compito: coadiuvare azioni di questo tipo per lo sviluppo territoriale. Da un’azione positiva ne scaturisce un circolo virtuoso e, è il caso di scriverlo, maggiore speranza soprattutto per le donne lavoratrici, una fascia della popolazione tra le più colpite dalla crisi.

 


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