LA RISCOPERTA DELL’ARTIGIANATO COME RISORSA CULTURALE ED ECONOMICA DEL BEL PAESE

Il nostro artigianato è uno dei beni più preziosi che possediamo ed è un’eccellenza nazionale tanto stimata all’estero, ma mai abbastanza in Italia.Da tempo negli Stati Uniti una nuova generazione di giovani americani, cosiddetti makers, sta provvedendo alla rivalutazione della manualità e del fare artigianale attraverso un’idea di innovazione; se per noi italiani l’artigianalità è intesa come custodia di memoria e tradizione, negli USA si rilancia l’idea di un artigianato proiettato verso un futuro economico e sociale. In Italia l’ attualizzazione del sapere artigianale, come suggerisce il professor Stefano Micelli, autore di Futuro artigiano, potrebbe creare una nuova identità lavorativa: bisogna imparare a vedere nell’artigianato una efficace risorsa culturale ed economica per il nostro Paese. E se poi, naturalmente, alla tradizionale raffinatezza artigiana si accosta creatività e innovazione, il gioco è fatto!

Ma oggi in Italia si punta davvero poco a questa possibilità, i percorsi formativi non avvicinano i giovani  al mondo dell’artigianato, anzi si è ormai perso ogni punto di contatto tra la sapienza artigianale e le nuove generazioni. Lo ha capito da tempo la Maison Bottega Veneta che nel 2006, ha creato la prima scuola per i futuri artigiani della pelle, perché se in passato il passaggio di conoscenze da padre in figlio era diretto e indiscutibile, oggi non lo è più. E pensare che le basi della moderna industria del lusso italiano sono proprio da ricercare nei nostri valori di artigianalità e manualità, trasmessi di generazioni in generazione; in tal senso, le Maison italiane sono state e continuano ad essere testimonianza di quel passaggio silenzioso e profondo di un know-how, instancabilmente sostenuto dalla voglia di perfezionarsi sempre di più facendo esperienza anche in altre botteghe artigiane. Basti pensare alla storia del designer Sergio Rossi che negli anni ’50, dalla bottega del padre calzolaio in Romagna, si trasferì a Milano per studiare e fare esperienze presso grandi artigiani calzaturieri e poi a Bologna per un corso di specializzazione. Nel 1966 cominciò a vendere le prime scarpe e il modello Opanca fu quello  che lo consacrò come il creatore di calzature più di tendenza nelle passererelle milanesi degli anni ’70.

E che dire della Maison romagnola Casadei, oggi leader indiscussa nel settore delle calzature femminili. Cesare Casadei fin da piccolo venne a contatto con l’arte calzaturiera presso la bottega del padre Quinto nata nel 1958, anno in cui i coniugi Casadei crearono la prima collezione di sandali, fin da subito destinata alle raffinate turiste della riviera romagnola.

Si potrebbe parlare ancora a lungo del ruolo dell’artigianato, ma mi fermo qui per il momento. Spero vi abbia dato qualche spunto di riflessione per una nuova idea del lavoro manuale in Italia.

Valentina Capitano

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